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Chi siamo

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Il Vivaio non è l’embrione di un partito né di un movimento politico. Non è un cartello elettorale né un’espressione fiancheggiatrice rispetto al Potere. Non è un sindacato né un soggetto che voglia tutelare interessi particolari. Crediamo anzi (ed è questa una delle nostre convinzioni più profonde e una delle premesse caratterizzanti la nostra esperienza) che uno dei problemi della nostra società e del nostro Paese sia proprio legato alla ostinata prevalenza di interessi, di logiche, di convenienze parziali su ogni tentativo di rappresentare un interesse ed un’etica collettivi.

In una stagione impolitica e rancorosa, il Vivaio vuole però riappropriarsi dell’urgenza e (perché no?) del gusto di fare politica. E’, dunque, una scelta in controtendenza, che non liscia il pelo di un’opinione pubblica che si accontenta di poco. Crediamo davvero che il conformismo del sentire collettivo di questi tempi si esprima in dimensioni lontane ed estranee alla nostra sensibilità. Di fronte a derive giustizialiste, a retoriche rassicuranti, a semplificazioni e banalizzazioni della realtà; di fronte ad ogni forma di pensiero dogmatico e unilaterale; di fronte ad egoismi diffusi che si coalizzano, il Vivaio vuole riappropriarsi di una capacità critica e ”laica” di riflessione, che lasci spazio alla pluralità dei punti di vista e alle diversità, ma anche alla ricerca faticosa di sintesi non scontate, al dissenso ma anche alle regole, alla costruzione di un interesse irriducibilmente “pubblico”: perché, come diceva Calvino (se i nostri ricordi di scuola non ci tradiscono), la democrazia è un po’ come un arco di pietre, nel quale ogni pietra tende a cadere, ma proprio per questo l’arco sta in piedi. In questo senso, il Vivaio é il “luogo” di un pensiero libero. Di un pensiero capace di interrogarsi su di sé, di mettersi in discussione. E’ il luogo della democrazia, se a questa parola restituiamo la pienezza del suo significato: quello dell’inclusione dei cittadini nella formazione delle decisioni che li riguardano individualmente e collettivamente (in un esercizio di partecipazione) e dell’esercizio della cittadinanza come responsabilità.

In un’epoca di politica mediatica e superficiale, è troppo facile passare all’incasso e ridurre il dibattito sui problemi a qualche formula rassicurante; ridurre la politica alla sua rappresentazione e la sua rappresentazione a spettacolo. Ma è, soprattutto, pericoloso. E’ la politica-Coca Cola, che promette ciò che può mantenere senza troppa fatica: sensazioni immediatamente gratificanti e, nel profondo, una difesa “programmatica” di tutto quello che gli interessi organizzati pretendono. Questa nostra convinzione (fuori moda, diciamolo, e certo poco remunerativa in chiave elettorale, perché il suo appeal non è lo stesso di chi è disponibile a dare sempre ragione a chiunque chieda qualunque cosa): questa nostra convinzione, dicevamo, ha prodotto un esito già di per sé sorprendente, perché ha fatto sintesi di storie personali differenti ed anche lontane, di provenienze, di convinzioni, di appartenenze e di identità plurali.

Il Vivaio è luogo politico perché si propone di ritrovare una capacità di pensiero su come funziona la “polis”. Ma vuole tentare una declinazione aggiornata di questa intenzione: nella convinzione che la politica non debba rinnovarsi prima di tutto nei contenitori e nelle formule, ma nei contenuti (che vorremmo più vicini alle “vere” questioni del quotidiano e alle esigenze più strutturali con le quali il futuro già ci interroga) e nei linguaggi (cioè nelle parole, che servono per capirsi e per farsi capire; nella capacità espressiva, che è funzione del cambiamento, dell’innovazione, della ricerca, della parte buona di ciò che chiamiamo progresso; e nelle categorie per interpretare la società, perché non possiamo spiegare il nostro tempo ed una società dell’incertezza con gli strumenti che ci servivano per capire un mondo che non c’è più).

Questo per noi è il Vivaio. E’ “semplicemente” la metafora del luogo nel quale possono nascere le cose. Nel quale le cose nascono per ibridazione, per inseminazione, ma anche per caso o per fortuna. Nel quale è possibile conciliare il mistero e la poesia della nascita con la nostra capacità di accettarli, di renderli possibili e di assecondarli. Il Vivaio è il luogo delle potenzialità non ancora espresse: è il luogo nel quale possiamo creare le condizioni di fiducia e di speranza che aiutano a farle crescere ed far crescere, assieme, le pari opportunità e il merito. Questo “ritorno alla terra” (ed ai suoi mai finiti e inattesi cambiamenti) vuol dire, per noi, ritrovare la capacità di allontanare lo sguardo dalla conservazione del presente e di proiettarlo verso un futuro come costruzione di opportunità, che rimane nel repertorio delle nostre possibilità e dei nostri compiti.

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