Figli dell’epoca
Siamo figli dell’epoca,l’epoca è politica.
Tutte le tue, nostre,
vostre
faccende diurne, notturne
sono faccende politiche.
Che ti piaccia o
no,
i tuoi geni hanno un passato politico,
la tua pelle una sfumatura
politica,
i tuoi occhi un aspetto politico.
Ciò di cui parli ha una
risonanza,
ciò di cui taci ha una valenza
in un modo o in un altro politica.
Perfino per campi, boschi
fai passi politici
su uno sfondo politico.
Anche
le poesie apolitiche sono politiche,
e in altro brilla la luna,
cosa non più
lunare.
Essere o non essere, questo è il problema.
Quale problema, rispondi
sul tema.
Problema politico.
Non devi neppure essere una creatura umana per acquistare un significato politico.
Basta che tu sia petrolio,
mangime
arricchito o materiale riciclabile.
O anche il tavolo delle trattative,
sulla cui forma
si è disputato per mesi:
se negoziare sulla vita e la
morte
intorno a uno rotondo o quadrato.
Intanto la gente moriva,
gli
animali crepavano,
le case bruciavano
e i campi inselvatichivano
come in
epoche remote
e meno politiche

da Gente sul ponte Libri Scheiwiller 1997



April 24th, 2008 at 8:54 am
Dal premio Nobel 1996 una riflessione profonda su quanto conti quello che facciamo, anche il singolo respiro. Nè demagogia di maniera né isterismi. Consapevolezza del ruolo sociale che ognuno di noi ha con le sue, che poi ricadono, tutte, su tutti. Sostanza invece che forma. Contenuti invece che contenitori.
April 24th, 2008 at 9:58 am
A proposito di contenuti: da alcuni cari amici ho imparato a fare politica a tavola! Mangiare prodotti locali, puntare sulle filiere corte, fare attenzione a quanti chilometri hanno fatto i prodotti.
Piccole azioni che si compiono quotidianamente e che non costano nulla, ma che sono “gesti politici” a sostegno dell’economia locale, a favore dell’ambiente, con imballaggi ridotti, più salutari.
Avreste mai pensato a quanta politica c’è in un piatto?