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Figli dell’epoca

Siamo figli dell’epoca,l’epoca è politica.

Tutte le tue, nostre,

vostre

faccende diurne, notturne

sono faccende politiche.

Che ti piaccia o

no,

i tuoi geni hanno un passato politico,

la tua pelle una sfumatura

politica,

i tuoi occhi un aspetto politico.

Ciò di cui parli ha una

risonanza,

ciò di cui taci ha una valenza

in un modo o in un altro politica.

Perfino per campi, boschi

fai passi politici

su uno sfondo politico.

Anche

le poesie apolitiche sono politiche,

e in altro brilla la luna,

cosa non più

lunare.

Essere o non essere, questo è il problema.

Quale problema, rispondi

sul tema.

Problema politico.

Non devi neppure essere una creatura umana per acquistare un significato politico.

Basta che tu sia petrolio,

mangime

arricchito o materiale riciclabile.

O anche il tavolo delle trattative,

sulla cui forma

si è disputato per mesi:

se negoziare sulla vita e la

morte

intorno a uno rotondo o quadrato.

Intanto la gente moriva,

gli

animali crepavano,

le case bruciavano

e i campi inselvatichivano

come in

epoche remote

e meno politiche

(Wislawa Szymborska)

da Gente sul ponte ­ Libri Scheiwiller 1997

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2 Responses to “Figli dell’epoca”

  1. kenparker Says:

    Dal premio Nobel 1996 una riflessione profonda su quanto conti quello che facciamo, anche il singolo respiro. Nè demagogia di maniera né isterismi. Consapevolezza del ruolo sociale che ognuno di noi ha con le sue, che poi ricadono, tutte, su tutti. Sostanza invece che forma. Contenuti invece che contenitori.

  2. roberto Says:

    A proposito di contenuti: da alcuni cari amici ho imparato a fare politica a tavola! Mangiare prodotti locali, puntare sulle filiere corte, fare attenzione a quanti chilometri hanno fatto i prodotti.
    Piccole azioni che si compiono quotidianamente e che non costano nulla, ma che sono “gesti politici” a sostegno dell’economia locale, a favore dell’ambiente, con imballaggi ridotti, più salutari.
    Avreste mai pensato a quanta politica c’è in un piatto?

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