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Buon Gusto

Lezioso accostamento sulla prima pagina di un quotidiano locale stamattina: abusi sui minori e video choc a sei colonne con corredo, graficamente infelice, della foto di una bambina che aveva passato il pomeriggio del martedì grasso in maschera. E a fare il paio le fotografie dei tre “mostri”, già pubblicamente giudicati e condannati, a grande dimensione in prima pagina su un altro quotidiano locale. Superficialità e stupidità fatte sistema. Senza nulla togliere alla chiusura in grande stile del carnevale, che merita spazio. Diverso.

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6 Responses to “Buon Gusto”

  1. giaco Says:

    Credo che ci siano ragioni per indignarsi, ma non per sorprendersi. Viviamo in un mondo che riduce la vita ai fatti, rinunciando ai significati, i fatti nella loro rappresentazione e la rappresentazione nella spettacolarizzazione. La stampa è, spesso, l’amplificatore che gratifica la domanda diffusa di giustizia sommaria, di emozioni giustizialiste a poco prezzo, di chi guarda la vita dal buco della chiave, di chi “dà buoni consigli perchè non può più dare cattivo esempio”. Io non giustifico e non condanno, ma voglio ribadire che di fronte a drammi individuali, ad ogni personale disperazione è più facile fare finta di scandalizzarsi e poi andare in pizzeria. A me le due cose imbarazzano nella stessa maniera. E poi, per cambiare, nessuno guarda dal punto di vista delle vittime.

  2. maic Says:

    Ma che state a leggere due giornalacci così! fanno pena…

  3. kenparker Says:

    A dire il vero abbiamo solo guardato le immagini

  4. a. Says:

    Frequentare attraverso la lettura un giornale. E dentro quella frequentazione sentirsi spiazzati per l’unilateralità di una cronaca, un commento, un’immagine. È sempre difficile ridurre la complessità del bene o del male dentro una dimensione così angusta come quella di una qualsiasi pagina. Figuriamoci poi se la pagina vive nello spazio di un tempo senza memoria e speranza qual’è, nella sua atroce banalità, il nostro quotidiano.
    Ecco perchè, forse, tutto in quello spazio va esasperatamente dilatato. Fino a farne un pretesto; direi, quasi, la denuncia della nostra incapacità di dire e comunicare.
    Un paradosso quindi. Nel quale, superflua, si perde la ragione.

  5. andre Says:

    Vorrei capire chi dà l’ok alla scelta delle foto: le stesse persone che scrivono editoriali ricchi di richiami ai valori e di consigli utili per come sopravvivere in un paese allo sbando?

  6. Alessandro A. Says:

    Penso che il vero problema stia nel fatto che tutti (o quasi) abbiano smesso, ammesso che in qualche fase della loro vita l’abbiano mai fatto, di interrogarsi, di chiedersi cosa sia giusto e cosa sbagliato.
    Nell’era della massificazioe, purtroppo, tutto viene preso come una verità che non merità di essere indagata attraverso il dialogo che ormai è quasi morto. La tevelisione, d’altra parte, è un’ottima maestra per quanto riguarda l’assimilazione passiva in quanto, come strumento vi si presta benissimo, portando programmazioni dai contenuti sempre più poveri.

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